venerdì 26 novembre 2010

giovedì 25 novembre 2010

Rivoluzioni per Conto Terzi

In un episodio della (bellissima) serie a fumetti "Y: l'ultimo uomo" (leggetela, ve lo impongo!!) avviene uno scontro letale fra Yorick, il protagonista, e la sorella Hero. Quest'ultima si è appena macchiata di un omicidio e il fratello le punta in faccia una pistola urlandole: "Sorella o no, hai appena passato il Rubicone, cazzo". La reazione di Hero è strepitosa: lo osserva mentre la canna della pistola è a pochi centimetri dal suo viso e gli chiede cosa sia il Rubicone e cosa voglia dire quella frase! Lui tentenna, ribadisce che si tratta di un modo di dire per indicare che lei ha passato il segno, ma Hero insiste: vuole sapere cosa sia esattamente il Rubicone. Data la scena muta e balbettante di Yorick, la ragazza confessa quanto avesse detestato l'amore incondizionato che il padre riservava al "colto" figliolo, specialmente perchè convinta che tutta questa Cultura personale, in realtà, fosse un bluff. "Ti piace ostentare quelle fesserie che impari a memoria dai libri, ma non capisci il mondo. Non come me".

Sapete perchè scrivo questo? Perchè più passa il tempo e più penso che in questo Paese esista una nutrita schiera di "Tuttologi" che ritengono di poter disquisire, sbrodolare e contestare solo in base ad una serie di nozioni imparate al volo, quasi sempre dalla stessa fonte. Si impilano una serie di convinzioni e ci si lancia in confronti dove si insulta chi sembra cozzare con il proprio credo, aggredendo in maniera tale da impedire all'interlocutore di "andare più a fondo" con qualche domanda che potrebbe creare disagio nell'arrogante aggressore. Personalmente cerco sempre di affrontare delle discussioni o dei confronti adottando l'atteggiamento più consono alla mia conoscenza del tema: meno ne so e meno mi dimostro arrogante nel timore di venire sputtanato (giustamente) da chi sia più informato di me. Evidentemente tale atteggiamento è ormai vetusto e fuori luogo.

Di recente noto la consuetudine di basarsi su specifici programmi TV di Informazione per costruirsi una "visione delle cose" e, tendenzialmente, non sarebbe una cattiva idea. Il problema è quando ci si limita a memorizzare TUTTO quello che viene detto e non lo si adotta come "Trampolino di Lancio" per le proprie opinioni...no, ciò che si è ascoltato diventa IL pensiero personale, punto e basta! Ci si esprime come i personaggi che si vedono in quel programma, se ne condividono le opinioni a scatola chiusa, non ci si interroga nemmeno un istante se ciò che è stato detto possa cozzare con le proprie convinzioni...quelle che galleggiavano in testa fino a pochi istanti prima delle ore 21.00.
Informarsi partendo dalla voce di persone competenti è cosa buona e giusta, ma non dovrebbe essere il Punto di Arrivo, bensì quello di Partenza! Si inizia ascoltando chi ne sa, si confrontano opinioni differenti ed ecco che la sensibilità, il carattere, l'ambiente in cui si vive, le proprie convinzioni politiche fanno il resto, portandovi a capire come la pensate realmente!! Non potete, al contrario, ritenervi onesti nè con voi stessi nè con gli altri se vi limitate a ripetere a pappagallo opinioni altrui. Rischiate soltanto che un giorno qualcuno vi fissi negli occhi e vi affossi con una semplice domanda, dimostrando inesorabilmente che senza quel salvagente di nozionismo non avete un'opinione personale su NULLA.

Il rischio che correte, in questo caso, è di ridurvi ad essere degli amplificatori e non dei microfoni.

martedì 9 novembre 2010

CINEBIO Parte Terza


Se questo fosse un Romanzo di Formazione sono sicuro che l'autore, giunto a questo punto, cascherebbe in una di quelle trappole da cliché tanto banali quanto fastidiose e capaci di rendere insopportabile la lettura. Sono sicuro che troverebbe dei paralleli evidenti e marcati nel fatto che il mio primo Ricordo di un Film su Grande Schermo sia uno spezzone tratto da una pellicola il cui protagonista è un represso, vittima della società, incapace di raggiungere qualsivoglia tipo di traguardo nella vita...e il cammino intrapreso dal sottoscritto nei venticinque anni successivi!

Sono altrettanto sicuro che il nostro fine autore (auto nominatosi psichiatra in questo particolare frangente) si scaglierebbe con inaudita acidità contro coloro che hanno permesso che ciò avvenisse, contro i parenti che scelsero quel film in particolare e non, che ne so, “Ufficiale e Gentiluomo”, dove si narra di forza d'animo e coraggio nell'affrontare ogni genere di asperità sul proprio cammino (si parla anche di violenza, sesso, soldati maltrattati e angherie dei superiori...tutti elementi che gradirei tenere ancora lontani da mio figlio quando questi ha sei anni...ma non importa, non oserei contraddire questo arguto sproloquio, nemmeno per osservare che non avrei MAI potuto vedere “Ufficiale e Gentiluomo” quella sera perché uscito cinque anni prima!).

Infine chiuderebbe la sua arringa ribadendo la necessità di validi Modelli di Riferimento, anche nel Cinema, e tuonando contro il pessimo stato della Settima Arte, propensa ormai solo e soltanto a propinare idiozie, sesso e violenza ai giovani destinatari del nostro futuro.

Premesso che l'ultimo punto qua sopra è adorabile perché se tolto da un contesto legato all'anno 1986 e trapiantato nel nostro 2010 mantiene intatta la sua ottusità retrograda...per il resto mi sento di includere tutto il discorso qua sopra in un contenitore su cui apporre l'etichetta: “Cazzate”.


Il fatto è che io NON sono diventato un insicuro, problematico, lagnoso, nevrotico, fantasioso trentenne con una spiccata tendenza a evadere dalla realtà per colpa di “SuperFantozzi”...ho la certezza che lo sarei diventato NONOSTANTE “SuperFantozzi”, vale a dire un film che avrebbe dovuto mettermi seriamente in guardia sui rischi che correvo in un futuro prossimo! Direi che paragonarmi a uno dei personaggi più sfigati della Storia del Cinema comporti i suoi rischi: nei prossimi Post dedicati a questa "Collana" (si dirà così? Mah...) non credo che troverete una storia anche solo remotamente devastante come quelle che capitavano al celebre ragioniere e nessuna di quelle ferocissime umiliazioni alle quali era solitamente destinato (per quanto possa abbellire e rendere più sofferte e clamorose quelle da me vissute). Ma non credo nemmeno che definire una scena di questo film come mio ricordo iniziale di quella che in seguito sarebbe diventata la passione più vorace, intensa e totalitaria della mia vita possa essere un evento destinato ad avere delle conseguenze SOLO in virtù del suo contenuto e non invece della sua FORMA.
Credo sia questo il punto centrale: quella sera, seduto su poltrone che ricordo troppo grosse, nelle quali affondavo ma con una sensazione confortevole, immerso nel buio più totale data la mancanza di stelle in cielo in quella specifica circostanza, ipnotizzato da un fascio di luce che proiettava su uno schermo anch'esso enorme per i miei standard dell'epoca una storia in grado di coinvolgere così tante persone nello stesso luogo...ecco, quella sera capii che di questa faccenda del Cinema io ne volevo sapere di più. Amavo farmi raccontare storie, che fossero fumetti o libri o fiabe o racconti, e quel mezzo io lo interpretai semplicemente come un'evoluzione più spettacolare e grandiosa del narrare qualcosa.

Ovviamente queste considerazioni sono arrivate solo riflettendo su questo episodio a distanza di anni; all'epoca nessuna di queste verità assolute fece immediatamente capolino nella mia testa. Conservo alcuni nitidi ricordi della serata (la scena del film con il dinosauro piscione, l'atmosfera della sala buia e piena di gente che percepivo ma non vedevo) ma sono anche certo di non avere visto il film fino alla fine: a sei anni è improbabile che un bambino si goda 90 minuti o più di pellicola quindi va seriamente considerata la possibilità che mi sia addormentato o che dopo qualche minuto abbia iniziato a lagnarmi e convinto il parentado ad uscire dalla sala.

Il giorno dopo, probabilmente (qui i ricordi tornano indistinti) ci fu un'altra scarpinata verso la spiaggia, qualche litro di acqua salata inghiottito e tutta quella collezione di attività così irrimediabilmente uguali a loro stesse, giorno dopo giorno, ma mai noiose o fastidiose quando si è bambini perché rappresentano un DIVERSIVO dalla routine a cui ero abituato durante l'anno a casa mia. Proprio per la sua apparente normalità, nulla dello svolgimento di quella serata lasciava presagire che avesse lanciato il primo segnale di una passione totalizzante e fondamentale della mia vita, ma è avvenuto...e questo è accaduto indipendentemente dal film visto, dalla sala in cui lo proiettavano o al genere di persone che condividevano la pellicola con me.


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mercoledì 3 novembre 2010

CINEBIO Parte Seconda


Eravamo in vacanza in Romagna e ricordo un piccolo appartamento decisamente distante dal Mare anche se la cosa non mi dispiaceva. Il fatto che all'epoca trovassi bello percorrere un lungo tragitto per arrivare alla spiaggia perché mi dava l'impressione di “conquistarmi” l'agognato bagno mentre oggi sono propenso a brontolare anche solo se obbligato a percorrere IN AUTO una strada più lunga di quella preventivata per tornare a casa la dice lunga su come ci si possa adeguatamente rovinare nel corso dei decenni.
Giunti al mare, c'era il tradizionale bagno nell'acqua gelida, durante il quale io tentavo faticosamente di mettere in pratica i consigli di nerboruti insegnanti di nuoto con cui avevo avuto a che fare nella piscina del paesello in cui vivevo e dove invariabilmente finivo per inghiottire un quantitativo di acqua salata in grado di soffocarmi seduta stante. Mi limitavo così a saltellare dove riuscivo a toccare ma anche in quei casi non ero mai del tutto tranquillo: quando vedevo guizzare qualche animale fra i miei piedi avevo l'immediata consapevolezza che qualche assurdo mostro marino (un Kraken, probabilmente) mi avrebbe trascinato negli abissi nel giro di pochi istanti. Ero un bambino fantasioso e non pensiate che questa caratteristica vada considerata un pregio ventiquattr'ore su ventiquattro. A volte diventa una zavorra mentale che genera innumerevoli problemi dove non ve ne sono affatto.


Il pranzo al sacco si svolgeva rigorosamente a mezzogiorno e, una volta terminato, mi attendeva il lungo periodo di digestione durante il quale era severamente vietato buttarsi in acqua, pena una congestione che, nei racconti di parenti e amici, mi avrebbe trascinato a fondo come se avessi avuto un blocco di cemento legato alle caviglie. Per me non fu mai un problema ammazzare il tempo durante quelle due ore e mezza/tre nelle quali non potevo nuotare: avevo i miei fumetti, i miei giochi, i miei tentativi di costruire castelli di sabbia che in realtà si riducevano spesso a masse informi simili alle casette degli zii di Luke Skywalker in “Star Wars”!
(Per la cronaca: anche la mia certezza incrollabile sui rischi riguardanti il gettarsi in acqua subito dopo mangiato fu clamorosamente smentita alcuni anni dopo, quando vidi con i miei occhi un amico gettare la carta con cui aveva avvolto un panino dopo averlo divorato e scaraventarsi con tuffo a bomba in piscina senza subire danni apparenti...detto questo, io continuo a conservare l'abitudine di attendere più di due ore prima di immergermi perché SO per certo che se facessi come il suddetto amico affogherei...ci potrei scommettere!)


Al termine della giornata in spiaggia, solitamente, ci attendeva una serata fra le strade della cittadina, ovviamente affollate di turisti durante la stagione estiva. Ricordo di essere ritornato in quei luoghi per una breve vacanza qualcosa come quindici anni dopo e l'unico dettaglio che mi colpì fu la quasi totale mancanza di svaghi per i bambini. Niente giostre, niente parchetti, una minuscola sala giochi dove ci si addentrava facendosi largo fra grovigli di ragazzi in età liceale intenti a sacramentare mentre cercavano di non sprecare anche l'ultimo gettone. Non mi stupisce che l'unico passatempo che a sei anni potessi trovare interessante fosse il Cinema. Una sala all'aperto, come da tradizione nei luoghi di villeggiatura, e pronta a proiettare tutti i film della stagione passata a sostegno di chi si fosse perso qualcosa. Considerato il fatto che i DVD, all'epoca, non esistevano e che il mercato delle VHS era in sviluppo ma non ancora in grado di garantire l'uscita nelle videoteche di un film pochissimi mesi dopo la sua permanenza in sala come capita ora, queste proiezioni estive erano uno degli unici modi per rivedere qualche pellicola che era piaciuta nel corso degli anni o recuperare quelle che non si era fatto in tempo ad intercettare all'uscita.


Non credo che questa esaustiva spiegazione possa chiarire il motivo per il quale il mio primo ricordo cinematografico sia associato a “SuperFantozzi” ma ritengo che stabilisca bene un paio di punti chiave: 1)Gli svaghi serali per bambini, all'epoca, in quella cittadina erano di scarso appeal; 2)Un Cinema all'Aperto proiettava film di successo a poche vie di distanza dal centro; 3)I miei familiari avevano potere decisionale sullo svolgimento delle serate; 4)I miei familiari avevano altrettanto potere decisionale sulla pellicola che avremmo visto in caso di serata cinematografica e 5)Almeno 3 membri della famiglia (perché vanno inclusi, oltre ai miei genitori, anche gli zii...quando si andava in vacanza si tendeva a generare un'adorabile carovana) non disprezzavano affatto Paolo Villaggio e avrebbero gradito vedere “SuperFantozzi”. Ora unite i puntini numerati e vedrete emergere un bel ritrattino di me, bimbetto di sei anni, seduto su una poltrona le cui dimensioni mi apparivano ciclopiche, immerso nell'oscurità, che osserva le gesta di Ugo Fantozzi nella Preistoria, fra le risate degli altri spettatori.




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domenica 31 ottobre 2010

CINEBIO Parte Prima...


Inizio qui una serie di Post in cui raccontare, a me stesso prima che ad altri, quella che è la passione più totalizzante della mia esistenza, l'eterno Sogno nel Cassetto, lo sbocco di infinite discussioni/confronti/litigate...Stay Tuned, come direbbero i DJ fichi.

Come tutti voi, ho ricordi nebulosi delle “Prime Esperienze”, di ogni tipo, ambientate durante la mia infanzia. Certo, ho ancora davanti agli occhi la mia prima “Malattia Infettiva del Bimbo” (fu varicella; la scoperta dell'avvenuto contagio avvenne quando notai che le prime formazioni di puntini rossi avevano deciso, di tutte le parti del corpo disponibili, di costellarmi le chiappe) e sono fermamente convinto di ricordarmi con cocente imbarazzo la prima “Delusione Pubblica” (una partita di calcetto in cui mi presentai carico come un giovane torello salvo scoprire che, data la mia incapacità ad afferrare una palla persino con le mani, ero stato declassato a panchinaro di professione sotto gli occhi dei miei genitori), ma la stragrande maggioranza di altri eventi più o meno formativi e decisivi nell'iter della crescita di un bambino sano e normale sono stati avvolti da una fitta nebbia e mai più riemersi.


Non ho ricordi di dentini caduti, non ho ricordi del primo giro in bici (forse qualche flash di una caduta di faccia, ma non vorrei sbagliarmi), non ho ricordi di un disastro particolarmente spaventoso da me compiuto per fare imbestialire i familiari. Arrivato ai trent'anni mi sono fermamente convinto che la mia testa si comporti come l'hard-disk di un PC e che io abbia impostato una “Pulizia Disco” settimanale automatica che si sbarazza a mia insaputa di dati immagazzinati e non più ritenuti interessanti.

Eppure c'è un momento significativo della mia infanzia che è rimasto scolpito nella mia memoria, anche se forse non è il genere di ricordo che verrebbe inserito fra quelli degni di essere conservati in un manuale di psicologia infantile: il mio primo film su Grande Schermo. Perché io non riesca a ricordare il volto della mia insegnante in Prima Elementare (persona squisita) e riesca invece a ritornare con la memoria ad una serata estiva in cui vidi Paolo Villaggio inondato da metri cubi di urina mentre cercava a sua volta di scaricarsi la vescica su quello che lui riteneva un albero (e invece era un dinosauro afflitto dalla sua stessa “necessità”) resta un insondabile mistero.


Ebbene sì: come i più attenti di voi avranno notato, il primo film di cui conservi un ricordo preciso è “SuperFantozzi”...considerato che chiunque avrebbe scelto un altro film di spessore e caratura maggiori (anche mentendo) per iniziare a raccontarvi la genesi della sua passione per il Cinema dovete ammettere, se non altro, che qui con me si respira un po' di aria nuova!

Certo, può darsi che raccontarvi una panzana e ricordare con piacere un'immaginaria serata in cui, a sei anni, vidi “Fuori Orario” di Scorsese e mi innamorai del Cinema ricoprirebbe di una patina “epica” e trionfalistica questo aneddoto...ma significherebbe costringermi a modificare tutto quello che ho intenzione di raccontarvi nei prossimi post perché un bambino che vede “Fuori Orario” a sette anni non sarà MAI alla pari con uno che, contemporaneamente, si gode “SuperFantozzi”. Credo possa essere geneticamente provato, se volessimo!


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domenica 24 ottobre 2010

Tavola 3 - Vignetta 2 - Coglione in Primo Piano


"Tu leggi fumetti?"


"Sì...perchè?"


"Ancora li leggi a trent'anni????"





Esatto, amico dalle vedute più ristrette di quelle di un caribù: leggo fumetti nonostante sia giunto agli "enta"! Che dramma, quale sfoggio di profonda immaturità e indubitabile blocco alla "Fase Anale"!!! Penso di avere assunto davanti ai tuoi occhi, mentre eri impegnato a scandagliare i miei vizi e gusti personali, un'espressione paragonabile solo a quella che indosserei dopo avere inghiottito un limone intero...

Colleziono fumetti da quando avevo cinque anni. Penso di avere persino imparato a leggere grazie a loro. Nell'universo editoriale fumettistico esistono immonde vaccate così come indubitabili letture di spessore; se qualcuno di voi entrasse in una libreria e trovasse sopra uno scaffale Enrico V di Shakespeare e su quello accanto l'autobiografia di DJ Francesco giudicherebbe pattume l'intero mondo della Letteratura sulla base di una delle due alternative??? (a meno che non mi stia rivolgendo a qualcuno che lo giudicherebbe pattume per via di Shakespeare, ovvio...). Perchè siamo ancora ridotti così? Perchè passare un sabato sera al cinema per vedere Iron Man 2 è socialmente accettabile/accettato ma leggerne le storie a fumetti no??!!




Come se non bastasse tutto questo potrei aggiungere che il baldanzoso protagonista di questa invettiva personale ha sarcasticamente canzonato le mie letture tenendo ben stretto sotto al braccio l'ultimo numero di un notissimo quotidiano sportivo dalla carta colorata. Esatto, perchè costui ha una smodata passione per la propria squadra di calcio...passione che lo porta spesso a lasciarsi andare ad esultanze scomposte durante le partite giocate dal suo team prediletto! Fossi stato particolarmente feroce avrei potuto constatare quanto, invece che perdere tempo con i fumetti, possa essere atteggiamento maturo sbraitare con gli occhi stralunati e i pugni proiettati verso il cielo per novanta minuti...oppure il rivolgersi a qualche amico, al termine dell'incontro, commentando: "Abbiamo giocato una bella partita", quando in realtà l'unico sport praticato dal nostro soggetto in quella giornata sia stato il salto di canale con il telecomando! Ecco, un uomo adulto e posato può permettersi violente regressioni all'infanzia ogni weekend mentre io non posso concedermi letture decisamente piacevoli e, spesso, in grado di stimolarmi quanto un buon romanzo?


Un autore contemporaneo di fumetti che apprezzo molto, Brian Michael Bendis, ricorda come, durante un viaggio in aereo, abbia esitato prima di estrarre l'ultimo numero di "Ultimate Spider-Man" da lui scritto proprio per un incomprensibile e imprevisto timore della reazione che avrebbe avuto la compassata vicina di posto alla vista di un adulto che si trastullava con le avventure di Spidey. Dopo un attimo di perplessità, però, si è messo comodamente a lavorare ignorando gli sguardi che filtravano sopra la sua spalla. Perchè, nel 2010, ci si dovrebbe ancora vergognare e sentire a disagio se si coltiva la passione per i fumetti?


Quindi, mio caro ex-collega di occasionali chiacchiere, la prossima volta che ti sentirai in dovere di lapidarmi in luogo pubblico per via dei numeri di "Thor", "Preacher" e "Y: The Last Man" con cui esco dall'edicola sappi che io non mi lamenterò della cosa...a patto che tu ti metta a intervallare le bordate con gli appositi Effetti Sonori: TUMP! KA-BOOM!! CRASH!!!!!

venerdì 15 ottobre 2010

Onestamente...inizia a rompermi i coglioni...


ATTENZIONE: Subito dopo la pubblicazione di questo Post apprendo che "Annozero" dovrebbe andare regolarmente in onda nelle prossime settimane. Ho pensato, comunque, di conservare questo intervento personale perchè, con l'eccezione dei timori sulla ripresa del programma, il resto è opinione che conservo ancora.

Premessa obbligatoria: seguo Michele Santoro più o meno da quando il mio interesse per la politica si è staccato dall'assolutismo adolescenziale per assumere una connotazione più "moderata" e personale; diciamo fine anni Novanta, giù di lì, via. Lo ritengo persona sveglia e capace, professionista nel giornalismo e animale televisivo. Fazioso? Non nell'accezione comune: credo che abbia le sue idee e che le esibisca durante i suoi programmi ma non impone a nessuno la sua visione dei fatti e, come accade anche ad "Annozero", non lesina inviti a soggetti politici di tutti gli schieramenti, a costo di scatenare discussioni insopportabili a colpi di voci che si accavallano ("Parlate tre per volta" urlerebbe Biscardi per sedarli). Ha cazziato Berlusconi esattamente come ha cazziato D'Alema anni prima andando in diretta da un Ponte di Belgrado per contestare i bombardamenti approvati dal governo di baffetto. Mi infuriai non poco in seguito alla sua epurazione tramite "Editto Bulgaro"del nostro Giovane Premier e lottai anche a costo di rompere rapporti di amicizia dell'epoca durante accese discussioni pur di dimostrare che si trattava di un atto vergognoso e indegno di un Paese Civile (idem per la cacciata di Biagi). Fui molto felice di rivederlo in video anni dopo e, da allora, non mi sono perso una puntata di "Annozero",anche quelle meno riuscite.
Chiusa questa doverosa introduzione, ammetto candidamente che l'ultima/ennesima bagarre scatenatasi fra Santoro e il dg della Rai Masi mi ha portato per la prima volta a nutrire un senso neanche tanto sotterraneo di insofferenza nei confronti del "perseguitato" giornalista/conduttore. Intendiamoci: il gesto di Masi è inqualificabile, chiaramente dettato da soggetti che non vogliono più "Annozero" in onda e sono disposti a scavalcare ogni regola possibile e immaginabile pur di riuscirci; inoltre Santoro fa benissimo a ricorrere a vie legali o a lottare per cancellare questa ridicola sanzione e poter tornare in onda in tempi brevi. Quando si beccò la cacciata bulgara del 2001 io mi schierai subito dalla sua parte perchè MAI avevo visto o concepito che un Presidente del Consiglio si permettesse di fare allontanare delle persone dalla TV di Stato perchè seccato da ciò che dicevano. Fu un gesto onestamente impensabile e imprevedibile (all'epoca, perchè ora...) e giustamente Santoro si ritrovò nell'involontaria posizione di Vittima Sacrificale con la quale, però, mi sembrava fosse doveroso schierarsi perchè soggetto a una clamorosa ingiustizia. Nel momento in cui tornò in Rai il mio primo pensiero fu: "Ok, Michele, ora hai capito come girano le cose da quelle parti. Ti hanno fregato una volta e abbiamo seriamente rischiato che non ti mandassero più in onda...ora conosci l'ambiente decisamente avvelenato che ti circonderà in quegli studi, quindi evita di dare il "La" ad altre cacciate e combattili con maggiore consapevolezza. Non lasciare che ti freghino di nuovo!" Le ultime parole famose.

Quello che mi fa rabbia di questa attuale situazione è che Santoro, dall'alto della sua esperienza, dovrebbe sapere che in Rai non vedono l'ora di mandarlo a stendere. Dovrebbe sapere che se ne sbattono degli ascolti clamorosi (e se si pensa che sono disposti a sputare su una quasi-certa vittoria nello share del giovedì OGNI settimana pur di sbarazzarsi di lui allora la situazione è davvero seria). Dovrebbe sapere che approfitteranno di ogni passo falso per riprovarci. Non doveva offrirlo a quella gente il suddetto passo falso. E invece è successo.
Una delle sue classiche intro al programma, due polemiche con i ritardi nei contratti e con l'atteggiamento di Masi e via di "Vaffanbicchiere". Voilà, il gioco è fatto!! "Santoro insulta il Direttore Generale: 10 giorni di sospensione!"
Era proprio necessario, Michele? Lo sai bene che quella gente non aspetta altro, scandaglia il tuo programma sperando in un nuovo appiglio per farti levare dai coglioni. Ci eri già passato, sapevi che in seguito al tuo reintegro erano obbligati a farti andare in onda e che i clamorosi ascolti ti rendevano quasi irrinunciabile per i bilanci della rete...no, hai fornito loro l'assist per l'ennesima polemica e l'ennesimo allontanamento. Fossi stato un giovanotto di primo pelo ti avrei anche giustificato...ma così no! Credo sia inevitabile che una persona come il sottoscritto, abituato a rimestare anche le sue certezze più classiche, si metta per la prima volta a pensare che, magari, sotto sotto, fare il "martire" ti garbi un pochettino.
Quante volte un programma inizialmente sospeso è stato poi in realtà cancellato del tutto? "Raiot" della Guzzanti" "Il Fatto" di Biagi?? Chi mi dice che "Annozero" tornerà davvero in onda? Era proprio necessario mettere in discussione un notevole programma solo per fornirti il pretesto per l'ennesima crociata? Mi dispiace, ma io ritengo che il modo migliore per combattere il nemico sia impararne i punti di forza e rivoltarglieli contro. Sapendo bene quali sono i rischi del lavorare in questa patetica RAI contemporanea se ci si azzarda a frugare nei panni sporchi del Padrone il modo migliore per fregarli è giocare sempre sul filo del rasoio, non concedere MAI all'avversario di colpirti offrendo un plateale punto debole e soprattutto raccontare sempre e solo i FATTI...perchè quelli non si possono smentire. Perchè Travaglio vince quasi tutte le cause in cui viene coinvolto? Perchè cerca sempre di esporre solo fatti provati, impossibili da contestare. Hai davanti a te un esponente politico che ti accusa di avere detto o fatto qualcosa di scorretto? Estrai un documento che inequivocabilmente dimostra come il tuo avversario stia raccontando una balla ed è fatta, lo hai steso!! Senza usare neanche un "vaffanbicchiere", pensa un pò! Solo così, sfruttando i pochi spazi ancora liberi e giocando d'astuzia, di accuratezza e di attenta documentazione, si può dire tutto ciò che si vuole senza correre il rischio di farsi fregare da chi, purtroppo, ha tutte le possibilità per poterlo fare.
Io e molti come me possono leggere i quotidiani che acquistano (e recuperarne altri tramite i loro siti), possono usare Internet per leggere blog di giornalisti specializzati e non, documentarsi da fonti diverse...ma sappiamo bene che il pubblico generalista, in larga parte, è ancora ancorato alla tradizione della TV, specie in un paese come il nostro, patologicamente vecchio e arretrato nell'ambito del Web. Cazzo, mi capita a volte di parlare con persone che si informano SOLO attraverso la TV, senza toccare neanche un giornale!!! Lo so bene che "Annozero" ormai rischia solo di predicare ai convertiti, che coloro che lo seguono ne condividono visione, opinioni e metodi mentre gli oppositori lo ignorano a priori...ma è una mossa sana privare quella larga fetta di pubblico (ma anche larga fetta di elettori) di una voce un pò fuori dal coro? Cosa ci attenderà nelle prossime due settimane? "Porta a Porta" 5 giorni su 7? "Matrix" 5 giorni su 7? L'informazione sarà in mano a chi, Minzolini? Fede? Mimun? Toti? Io, come ho detto, posso informarmi altrove, ok, ma chi non lo fa?
Attendo il ritorno di "Annozero" ma attendo anche il ritorno del Santoro giornalista d'assalto e discreto rompicoglioni del potere...il Santoro pluri-Martire per la Libertà che fa il verso a "Quinto Potere", onestamente, è soggetto di cui posso fare a meno.