mercoledì 12 gennaio 2011

Perchè lui ha contribuito...

Un piccolo paese assume, agli occhi dei suoi abitanti, le fattezze di un enorme essere vivente. Le sue botteghe decennali, le facce, i commenti, i riti...tutto confluisce nel creare una specie di gigantesco organismo che sembra sempre risoluto nel non cambiare mai (infatti i paesini sono tradizionalmente molto refrattari alle novità). Così quando un membro della comunità ci lascia all'improvviso la metafora più calzante è che al suddetto essere vivente sia stato tagliato un dito di botto!

Un anno fa veniva a mancare quello che io consideravo l'edicolante storico del paese, il personaggio che ormai identificavo quasi come un tutt'uno con il bancone dietro al quale lo trovavo ogni giorno. Solitamente questo genere di ricordi vengono sempre inconsciamente viziati dalla retorica, da frasi che risuonano sempre come fossero di circostanza quando, in realtà, non lo sono affatto, così ho deciso di condividere un semplice dettaglio. Qualcosa di apparentemente inutile, minuscolo, indistinguibile dalla vasta aneddotica che qualsiasi cittadino del mio paese potrebbe srotolare parlando di lui, perdendosi in un mare di spassosi aneddoti (era persona mostruosamente ironica, va detto per chi non lo abbia conosciuto).

Io amo leggere. Credo di essermi innamorato della lettura ancora prima che io stesso imparassi a distinguere le lettere dell'alfabeto! Obbligavo mia madre a leggermi almeno una storia a fumetti a notte prima di andare a dormire (Braccio di Ferro su tutti!) e più tempo passavo in quei mondi fantastici più volevo restarci.
Tutti noi sappiamo bene che il fiorire o l'appassire di una passione può essere determinato anche da piccolissimi fattori: un commento sprezzante da parte di un adulto di fronte al primo tentativo di mostrare cosa si crede di saper fare può spingere un ragazzino sensibile a piantarla lì e non insistere più, questo è poco ma sicuro! Uno dei fattori che avrebbero reso fondamentale la mia passione per la lettura durante l'infanzia sarebbe stato il luogo in cui reperire la Materia Prima!
Forse il mio è un ricordo viziato, una di quelle cose che ti restano impresse ma che sono passate attraverso il setaccio della tua immaginazione, permettendo che solo pochi dettagli fuorivianti ne restassero impigliati...ma ho il netto ricordo dello scaffale dedicato ai miei fumetti prediletti posizionato esattamente alla mia altezza, perfettamente a portata di mano! Anche oggi, quando entro in quell'edicola, noto che le riviste che compro abitualmente sono esposte su uno scaffale particolarmente alto e mi porta a rievocare questo mio ricordo-forse-falsato-ma-piacevole che mi vede protagonista mentre afferro gli albi "Corno" dell'Uomo Ragno, svettanti a pochi centimetri dal mio naso di ragazzino.
Erano lì, vicinissimi...quindi li potevo recuperare da solo! Non dovevo rivolgermi ad un adulto, chiedendogli di allungare le braccia e prendermeli perchè troppo in alto. Avevo appena iniziato a divorare fumetti e, proprio in quel momento, trovavo un luogo in cui la mia passione era piazzata proprio dove la volevo...proprio dove avrei potuto prendermela con le mie sole forze, quando volevo e senza dover aspettare che fossero altri a consegnarmela.

Lo vedete? E' una sciocchezza, un'immagine minuscola e all'apparenza banale ma oggi, ripensando a questo dettaglio, trovo che abbia una sua importanza nel lungo processo che mi ha portato dove sono ora. Facendo in modo che io potessi scegliere le mie letture da solo, agguantandole e sfogliandole da me, quella persona mi consegnò le chiavi di Camelot. Ovviamente il mio edicolante non aveva disposto quegli albi in tale posizione per me soltanto, ma mi piaceva pensarlo. Lui mi ha visto percorrere quegli scaffali per quasi 25 anni, mi ha visto cambiare gusti e priorità. Da bravo professionista ci metteva poco ad individuare cosa mi piaceva e cosa no quindi, per un fruitore ossessivo quale il sottoscritto, entrare in un'edicola e sentirsi dire: "Guarda che è uscito l'ultimo Dylan Dog...non ce l'hai, no?" chiarisce subito come il rapporto instaurato lì dentro fosse molto diverso dal semplice "Stampa & Corriere, per favore."

Frequento abitualmente quell'edicola, anche ora che non è più gestita da lui. Percorro scaffali familiari, mi muovo in ambienti che da piccolo mi sembravano molto più tortuosi...non credo che potrei trovare un altro luogo in cui "rifornirmi" di letture. Ogni volta che pago e mi avvio verso la porta, però, provo un pò di dispiacere e non fatico ad ammetterlo: fino allo scorso anno venivo accolto all'uscita da una voce ad altissimo volume che immancabilmente mi salutava con: "Ciao, Robertino!!"
Solo lui mi poteva chiamare "Robertino", così come solo Marion poteva chiamare Fonzie "Arthur", per intenderci! Un segno evidente, marcato e inestinguibile di come e da quanto mi conoscesse.

Ciao Camillo.

martedì 28 dicembre 2010

Tempo Buttato al Cinema...2010

Quella che trovate qui NON è la mia Top 10 Cinematografica dell'Anno che si appresta a terminare perchè non sono così presuntuoso da ritenere di avere visto tutti i film meritevoli del 2010 (potrei incappare in un capolavoro thailandese che spazza via la metà dei titoli qui sotto!!) Inoltre ho optato per pellicole facilmente rintracciabili e non mi sono lanciato in un elenco all'insegna di film oscuri e inaccessibili, rischiando di commettere l'errore di molte liste in cui sono incappato di recente (robaccia intellettual-snobistica di cui non ho nemmeno intenzione di citare gli artefici!).

Scontata la Premessa d'obbligo, parto:


10-IL PROFETA perchè adoro i film di ambientazione carceraria ma qui la discesa agli inferi della galera dura per un ragazzo che deve "imparare" a farsi rispettare occupa solo una parte dell'opera. Macchina a mano usata benissimo, un attore protagonista sconosciuto ma strepitoso e un ritmo che tiene nonostante la lunghezza...recuperatelo, perchè è film potente al punto giusto...


09-LA CITTA' VERRA' DISTRUTTA ALL'ALBA anche solo perchè rarissimamente un remake horror mantiene quello che promette (vedere l'ultimo "Nightmare" per credere). Qui si conserva l'essenza dell'opera di Romero, ci sono un paio di sequenze davvero ben fatte (l'autolavaggio?) e il film si fa perdonare l'errore in cui cascano TUTTI gli aspiranti emuli del vecchio George, ovvero il soprassedere sui sottintesi politici e le metafore più o meno esplicite della sua opera per puntare solo sull'orrorifico standard!


08-THE TOWN perchè Ben Affleck sta iniziando a farsi perdonare dal sottoscritto per le gravissime colpe passate. Qui, poi, capisce di essere il solito cagnaccio come attore quindi si circonda di gente validissima (Jeremy Renner e Jon Hamm su tutti), gira molto bene le sequenze d'azione e usa il Cinema di Genere per raccontare una storia che, del Noir, ne sfrutta solo i cliché per affrontare temi più impegnativi.


07-HAPPY FAMILY perchè anche se lo spettacolo teatrale da cui è tratto è migliore e la sceneggiatura non sfrutta bene tutte le potenzialità dell'idea, resta una pellicola "anomala" nel Cinema nostrano e per questo va salvaguardata. Salvatores infiocchetta una sgargiantissima fotografia con canzoni di Simon & Garfunkel, gestisce bene un'atmosfera che puzza di Wes Anderson lontano un miglio e fornisce a De Luigi un ruolo lontano anni luce dalle sue smorfiette comiche ormai stra-utilizzate.


06-SCOTT PILGRIM VS. THE WORLD che prende una semi-sconosciuta graphic-novel canadese e la porta su schermo quasi vignetta per vignetta, mescolando arte visiva con videogames e citazionismo nerd. Edgar Wright è tra i registi che mi coccolo di più (vedi "Shaun of the Dead" "Hot Fuzz" o la Serie TV "Spaced") e qui riesce nell'impresa di regalare un freschissimo approccio al soggetto fumettistico, riempiendo i fotogrammi di idee su idee. Il finale è un pò sotto tono e lo scetticismo verso la scelta di Michael Cera come protagonista può starci (anche se non per me) ma per il resto è gioioso ottovolante visivo! Ah, c'è anche Anna Kendrick!!!!!! E le canzoni sono di Beck.....


05-LA PRIMA COSA BELLA perché Virzì, solitamente carognesco nei suoi film, qui realizza forse la più imprevedibile fra le sue creature. Tenerissimo amarcord livornese senza i furori alla "Ovosodo" ma molto molto piacevole e sincero. Funziona tutto, dalla sceneggiatura al cast (dove spiccano una Sandrelli FINALMENTE efficacissima, un Mastandrea che gioca di sottrazione per tutto il film e una Ramazzotti che, corteggiata dall'obiettivo del maritino, non sbaglia una posa). Meritata la selezione per gli Oscar ma se Virzì la smettesse di esternare quanto gli stia sui coglioni promuovere il film negli USA magari avrebbe serie speranze...


04-KICK-ASS c he rende finalmente giustizia all'operato fumettistico di quello scrittore scozzese malato di mente che risponde al nome di Mark Millar ("Wanted" era carino ma troppo stemperato per chi ne conosceva il fumetto). Si può fare il supereroe nel mondo reale? No, perchè se ci provi rischi solo di finire in ospedale! Ma se grazie a Youtube & MySpace diventi un mito e inizi a generare imitatori non tarderà molto a sbucare anche un supercriminale... Da un regista che non sbaglia un colpo ("The Pusher" e "Stardust", due film che dovete recuperare) arriva una riflessione non banale sulla moda imperante dei supereroi, supportata benissimo da un ottimo cast (persino Nicolas Cage, qui, funziona alla grande!!) e con una sequenza finale tanto più memorabile per il fatto che differisce moltissimo da quella del fumetto e, in una certa misura, ne esce persino meglio! Quando uscirà nelle sale italiane, a febbraio (UN ANNO dopo gli USA, complimenti) andate a recuperarlo...


03-TOY STORY 3 e che ve lo dico a fà?? Ogni anno il titolo Pixar finisce tra i miei consigli ma è inevitabile. Questo, poi, è un Terzo Capitolo delizioso, con sceneggiatura al solito curatissima, ritmo perfetto, citazioni a grappolo ma MAI invasive o troppo ostentate (vero, Dreamworks??) e, soprattutto, il finale più tenero e convincente dell'anno...Al solito, per la Pixar, è Epic Win.


02-THE SOCIAL NETWORK perchè poteva essere una vaccata modaiola (qualcuno ricorda il "Feisbum" nostrano?) e invece lo vanno ad affidare a un regista come Fincher (pure qui strepitoso) e ad uno sceneggiatore come Sorkin (OSCAR, SUBITO!!!!!). Il risultato è un film dove gente parla per più di due ore senza provocare sbadigli tra il pubblico (e se penso alle lungaggini che male avevo digerito in "Benjamin Button" mi rendo conto che se Fincher viene servito bene in fase di scrittura NON è geneticamente in grado di annoiare!!) e dove la bravura degli attori, la perizia tecnica, la splendida struttura della sceneggiatura (dove si "ricalcano" proprio le dinamiche delle comunicazioni tramite Facebook nel narrare l'evolversi della vicenda) rendono questo film un modello da studiare con attenzione.


01-INCEPTION e, sì, lo so che c'è chi storcerà il naso ma, onestamente, poco me ne cala perchè questo è il genere di film che amo vedere al Cinema! Sceneggiatura intricata al punto giusto (basta seguire con attenzione l'intreccio e NON ci si perde nulla, alla faccia degli spettatori distratti e lamentosi), attori adatti e ben utilizzati, bella fotografia, montaggio preciso al millimetro (specie nel Terzo Atto), una Regia che accompagna lo spettatore ma si prende la briga di "distrarlo" nei punti giusti per non fargli notare certi dettagi che , giunti al Finale, colgono di sorpresa...Nolan resta un regista da cui mi aspetto molto e PER ORA non mi ha MAI deluso. Gordon-Levitt e la sua rissa furibonda fra le pareti di un hotel in perenne movimento rotatorio resta la MIA scena topica del 2010 cinematografico...

sabato 4 dicembre 2010

Quella Starlette del Santa Claus...

Io le chiamo "Celebrità di Risonanza"... e sono sicuro che anche voi ne conoscete parecchi. Sono quelle superstar (attori, scrittori e, soprattutto, cantanti/gruppi) che, privi di qualsiasi forma di eccellenza in ciò che fanno, diventano ugualmente dei personaggi grazie al semplice tam-tam mediatico che, nel loro caso, diventa insopportabile!


Trattasi di trucchetto dozzinale ma che, ancora adesso, funziona alla grandissima: prendete un modestissimo cantante e sparatelo 24 ORE SU 24 in Ogni singolo canale musicale, in Ogni singola stazione radiofonica, in Ogni singola ospitata televisiva. Basteranno poche settimane e, come per magia, il modestissimo cantante avrà un successo di certo molto superiore ai suoi meriti effettivi. Per quale motivo? Ma è ovvio, nella mente della persona comune si forma il semplice quanto pericoloso pensiero: "Se tutti ne parlano e lui è ovunque...allora deve essere bravo!" E voilà!!!! Eccovi serviti, abbiamo un altro presunto idolo cotto e servito alla bisogna!! Se fatta bene e, soprattutto, se non reiterata nel tempo (sennò si rischia la sovraesposizione e il crollo) questa promozione scriteriata e insensata vale più di inumerevoli ore di studio, di preparazione, di prove su prove su prove per auto-migliorarsi, di confronto serrato con chi ne sa molto di più...
Ai tempi della prima edizione del "Grande Fratello" mi ritrovai a sapere i nomi di tutti i concorrenti senza averne MAI visto una puntata...come era possibile? Beh, perchè bastava accendere la TV per trovare ovunque quegli adorabili sub-umani! La forza di un tale metodo, così imponente da impiantarti nel cervello delle nozioni contro la tua volontà, è il segreto per rendere irrinunciabile, indispensabile o, semplicemente, familiare qualcosa contro il tuo desiderio iniziale.


Mi capita sempre più spesso di pensare che questo metodo sia mirabilmente adottato anche nei riguardi dell'imminente Natale. Insomma, già dalla seconda metà di Novembre iniziano a fare capolino ometti barbuti e in divisa rossa d'ordinanza!! Gli addobbi, gli spot TV, le offerte, i jingles, i programmi radiofonici e televisivi ad hoc...tutto questo non è molto dissimile dalla tecnica che rende celeberrime le "Celebrità di Risonanza" di cui sopra: ci martellano fino a rendere indispensabile il nostro contributo alla festività, rendendolo Irrinunciabile perchè è OVUNQUE.


Io amo fare regali alle persone a cui tengo perchè amo vedere la sorpresa sui loro volti e mi diverto a non dare mai per scontato un rapporto (che sia sentimentale o di amicizia) limitandomi a eseguire lo sterile compitino del regaletto durante le Feste. Quando passeggio per i negozi in questo periodo e vedo il panico fra le persone che cercano disperatamente di recuperare qualcosa perchè DEVONO farlo e perchè "è Natale"...come dire...un pò mi scende la catena, lo ammetto.

venerdì 26 novembre 2010

giovedì 25 novembre 2010

Rivoluzioni per Conto Terzi

In un episodio della (bellissima) serie a fumetti "Y: l'ultimo uomo" (leggetela, ve lo impongo!!) avviene uno scontro letale fra Yorick, il protagonista, e la sorella Hero. Quest'ultima si è appena macchiata di un omicidio e il fratello le punta in faccia una pistola urlandole: "Sorella o no, hai appena passato il Rubicone, cazzo". La reazione di Hero è strepitosa: lo osserva mentre la canna della pistola è a pochi centimetri dal suo viso e gli chiede cosa sia il Rubicone e cosa voglia dire quella frase! Lui tentenna, ribadisce che si tratta di un modo di dire per indicare che lei ha passato il segno, ma Hero insiste: vuole sapere cosa sia esattamente il Rubicone. Data la scena muta e balbettante di Yorick, la ragazza confessa quanto avesse detestato l'amore incondizionato che il padre riservava al "colto" figliolo, specialmente perchè convinta che tutta questa Cultura personale, in realtà, fosse un bluff. "Ti piace ostentare quelle fesserie che impari a memoria dai libri, ma non capisci il mondo. Non come me".

Sapete perchè scrivo questo? Perchè più passa il tempo e più penso che in questo Paese esista una nutrita schiera di "Tuttologi" che ritengono di poter disquisire, sbrodolare e contestare solo in base ad una serie di nozioni imparate al volo, quasi sempre dalla stessa fonte. Si impilano una serie di convinzioni e ci si lancia in confronti dove si insulta chi sembra cozzare con il proprio credo, aggredendo in maniera tale da impedire all'interlocutore di "andare più a fondo" con qualche domanda che potrebbe creare disagio nell'arrogante aggressore. Personalmente cerco sempre di affrontare delle discussioni o dei confronti adottando l'atteggiamento più consono alla mia conoscenza del tema: meno ne so e meno mi dimostro arrogante nel timore di venire sputtanato (giustamente) da chi sia più informato di me. Evidentemente tale atteggiamento è ormai vetusto e fuori luogo.

Di recente noto la consuetudine di basarsi su specifici programmi TV di Informazione per costruirsi una "visione delle cose" e, tendenzialmente, non sarebbe una cattiva idea. Il problema è quando ci si limita a memorizzare TUTTO quello che viene detto e non lo si adotta come "Trampolino di Lancio" per le proprie opinioni...no, ciò che si è ascoltato diventa IL pensiero personale, punto e basta! Ci si esprime come i personaggi che si vedono in quel programma, se ne condividono le opinioni a scatola chiusa, non ci si interroga nemmeno un istante se ciò che è stato detto possa cozzare con le proprie convinzioni...quelle che galleggiavano in testa fino a pochi istanti prima delle ore 21.00.
Informarsi partendo dalla voce di persone competenti è cosa buona e giusta, ma non dovrebbe essere il Punto di Arrivo, bensì quello di Partenza! Si inizia ascoltando chi ne sa, si confrontano opinioni differenti ed ecco che la sensibilità, il carattere, l'ambiente in cui si vive, le proprie convinzioni politiche fanno il resto, portandovi a capire come la pensate realmente!! Non potete, al contrario, ritenervi onesti nè con voi stessi nè con gli altri se vi limitate a ripetere a pappagallo opinioni altrui. Rischiate soltanto che un giorno qualcuno vi fissi negli occhi e vi affossi con una semplice domanda, dimostrando inesorabilmente che senza quel salvagente di nozionismo non avete un'opinione personale su NULLA.

Il rischio che correte, in questo caso, è di ridurvi ad essere degli amplificatori e non dei microfoni.

martedì 9 novembre 2010

CINEBIO Parte Terza


Se questo fosse un Romanzo di Formazione sono sicuro che l'autore, giunto a questo punto, cascherebbe in una di quelle trappole da cliché tanto banali quanto fastidiose e capaci di rendere insopportabile la lettura. Sono sicuro che troverebbe dei paralleli evidenti e marcati nel fatto che il mio primo Ricordo di un Film su Grande Schermo sia uno spezzone tratto da una pellicola il cui protagonista è un represso, vittima della società, incapace di raggiungere qualsivoglia tipo di traguardo nella vita...e il cammino intrapreso dal sottoscritto nei venticinque anni successivi!

Sono altrettanto sicuro che il nostro fine autore (auto nominatosi psichiatra in questo particolare frangente) si scaglierebbe con inaudita acidità contro coloro che hanno permesso che ciò avvenisse, contro i parenti che scelsero quel film in particolare e non, che ne so, “Ufficiale e Gentiluomo”, dove si narra di forza d'animo e coraggio nell'affrontare ogni genere di asperità sul proprio cammino (si parla anche di violenza, sesso, soldati maltrattati e angherie dei superiori...tutti elementi che gradirei tenere ancora lontani da mio figlio quando questi ha sei anni...ma non importa, non oserei contraddire questo arguto sproloquio, nemmeno per osservare che non avrei MAI potuto vedere “Ufficiale e Gentiluomo” quella sera perché uscito cinque anni prima!).

Infine chiuderebbe la sua arringa ribadendo la necessità di validi Modelli di Riferimento, anche nel Cinema, e tuonando contro il pessimo stato della Settima Arte, propensa ormai solo e soltanto a propinare idiozie, sesso e violenza ai giovani destinatari del nostro futuro.

Premesso che l'ultimo punto qua sopra è adorabile perché se tolto da un contesto legato all'anno 1986 e trapiantato nel nostro 2010 mantiene intatta la sua ottusità retrograda...per il resto mi sento di includere tutto il discorso qua sopra in un contenitore su cui apporre l'etichetta: “Cazzate”.


Il fatto è che io NON sono diventato un insicuro, problematico, lagnoso, nevrotico, fantasioso trentenne con una spiccata tendenza a evadere dalla realtà per colpa di “SuperFantozzi”...ho la certezza che lo sarei diventato NONOSTANTE “SuperFantozzi”, vale a dire un film che avrebbe dovuto mettermi seriamente in guardia sui rischi che correvo in un futuro prossimo! Direi che paragonarmi a uno dei personaggi più sfigati della Storia del Cinema comporti i suoi rischi: nei prossimi Post dedicati a questa "Collana" (si dirà così? Mah...) non credo che troverete una storia anche solo remotamente devastante come quelle che capitavano al celebre ragioniere e nessuna di quelle ferocissime umiliazioni alle quali era solitamente destinato (per quanto possa abbellire e rendere più sofferte e clamorose quelle da me vissute). Ma non credo nemmeno che definire una scena di questo film come mio ricordo iniziale di quella che in seguito sarebbe diventata la passione più vorace, intensa e totalitaria della mia vita possa essere un evento destinato ad avere delle conseguenze SOLO in virtù del suo contenuto e non invece della sua FORMA.
Credo sia questo il punto centrale: quella sera, seduto su poltrone che ricordo troppo grosse, nelle quali affondavo ma con una sensazione confortevole, immerso nel buio più totale data la mancanza di stelle in cielo in quella specifica circostanza, ipnotizzato da un fascio di luce che proiettava su uno schermo anch'esso enorme per i miei standard dell'epoca una storia in grado di coinvolgere così tante persone nello stesso luogo...ecco, quella sera capii che di questa faccenda del Cinema io ne volevo sapere di più. Amavo farmi raccontare storie, che fossero fumetti o libri o fiabe o racconti, e quel mezzo io lo interpretai semplicemente come un'evoluzione più spettacolare e grandiosa del narrare qualcosa.

Ovviamente queste considerazioni sono arrivate solo riflettendo su questo episodio a distanza di anni; all'epoca nessuna di queste verità assolute fece immediatamente capolino nella mia testa. Conservo alcuni nitidi ricordi della serata (la scena del film con il dinosauro piscione, l'atmosfera della sala buia e piena di gente che percepivo ma non vedevo) ma sono anche certo di non avere visto il film fino alla fine: a sei anni è improbabile che un bambino si goda 90 minuti o più di pellicola quindi va seriamente considerata la possibilità che mi sia addormentato o che dopo qualche minuto abbia iniziato a lagnarmi e convinto il parentado ad uscire dalla sala.

Il giorno dopo, probabilmente (qui i ricordi tornano indistinti) ci fu un'altra scarpinata verso la spiaggia, qualche litro di acqua salata inghiottito e tutta quella collezione di attività così irrimediabilmente uguali a loro stesse, giorno dopo giorno, ma mai noiose o fastidiose quando si è bambini perché rappresentano un DIVERSIVO dalla routine a cui ero abituato durante l'anno a casa mia. Proprio per la sua apparente normalità, nulla dello svolgimento di quella serata lasciava presagire che avesse lanciato il primo segnale di una passione totalizzante e fondamentale della mia vita, ma è avvenuto...e questo è accaduto indipendentemente dal film visto, dalla sala in cui lo proiettavano o al genere di persone che condividevano la pellicola con me.


Continua (3)...

mercoledì 3 novembre 2010

CINEBIO Parte Seconda


Eravamo in vacanza in Romagna e ricordo un piccolo appartamento decisamente distante dal Mare anche se la cosa non mi dispiaceva. Il fatto che all'epoca trovassi bello percorrere un lungo tragitto per arrivare alla spiaggia perché mi dava l'impressione di “conquistarmi” l'agognato bagno mentre oggi sono propenso a brontolare anche solo se obbligato a percorrere IN AUTO una strada più lunga di quella preventivata per tornare a casa la dice lunga su come ci si possa adeguatamente rovinare nel corso dei decenni.
Giunti al mare, c'era il tradizionale bagno nell'acqua gelida, durante il quale io tentavo faticosamente di mettere in pratica i consigli di nerboruti insegnanti di nuoto con cui avevo avuto a che fare nella piscina del paesello in cui vivevo e dove invariabilmente finivo per inghiottire un quantitativo di acqua salata in grado di soffocarmi seduta stante. Mi limitavo così a saltellare dove riuscivo a toccare ma anche in quei casi non ero mai del tutto tranquillo: quando vedevo guizzare qualche animale fra i miei piedi avevo l'immediata consapevolezza che qualche assurdo mostro marino (un Kraken, probabilmente) mi avrebbe trascinato negli abissi nel giro di pochi istanti. Ero un bambino fantasioso e non pensiate che questa caratteristica vada considerata un pregio ventiquattr'ore su ventiquattro. A volte diventa una zavorra mentale che genera innumerevoli problemi dove non ve ne sono affatto.


Il pranzo al sacco si svolgeva rigorosamente a mezzogiorno e, una volta terminato, mi attendeva il lungo periodo di digestione durante il quale era severamente vietato buttarsi in acqua, pena una congestione che, nei racconti di parenti e amici, mi avrebbe trascinato a fondo come se avessi avuto un blocco di cemento legato alle caviglie. Per me non fu mai un problema ammazzare il tempo durante quelle due ore e mezza/tre nelle quali non potevo nuotare: avevo i miei fumetti, i miei giochi, i miei tentativi di costruire castelli di sabbia che in realtà si riducevano spesso a masse informi simili alle casette degli zii di Luke Skywalker in “Star Wars”!
(Per la cronaca: anche la mia certezza incrollabile sui rischi riguardanti il gettarsi in acqua subito dopo mangiato fu clamorosamente smentita alcuni anni dopo, quando vidi con i miei occhi un amico gettare la carta con cui aveva avvolto un panino dopo averlo divorato e scaraventarsi con tuffo a bomba in piscina senza subire danni apparenti...detto questo, io continuo a conservare l'abitudine di attendere più di due ore prima di immergermi perché SO per certo che se facessi come il suddetto amico affogherei...ci potrei scommettere!)


Al termine della giornata in spiaggia, solitamente, ci attendeva una serata fra le strade della cittadina, ovviamente affollate di turisti durante la stagione estiva. Ricordo di essere ritornato in quei luoghi per una breve vacanza qualcosa come quindici anni dopo e l'unico dettaglio che mi colpì fu la quasi totale mancanza di svaghi per i bambini. Niente giostre, niente parchetti, una minuscola sala giochi dove ci si addentrava facendosi largo fra grovigli di ragazzi in età liceale intenti a sacramentare mentre cercavano di non sprecare anche l'ultimo gettone. Non mi stupisce che l'unico passatempo che a sei anni potessi trovare interessante fosse il Cinema. Una sala all'aperto, come da tradizione nei luoghi di villeggiatura, e pronta a proiettare tutti i film della stagione passata a sostegno di chi si fosse perso qualcosa. Considerato il fatto che i DVD, all'epoca, non esistevano e che il mercato delle VHS era in sviluppo ma non ancora in grado di garantire l'uscita nelle videoteche di un film pochissimi mesi dopo la sua permanenza in sala come capita ora, queste proiezioni estive erano uno degli unici modi per rivedere qualche pellicola che era piaciuta nel corso degli anni o recuperare quelle che non si era fatto in tempo ad intercettare all'uscita.


Non credo che questa esaustiva spiegazione possa chiarire il motivo per il quale il mio primo ricordo cinematografico sia associato a “SuperFantozzi” ma ritengo che stabilisca bene un paio di punti chiave: 1)Gli svaghi serali per bambini, all'epoca, in quella cittadina erano di scarso appeal; 2)Un Cinema all'Aperto proiettava film di successo a poche vie di distanza dal centro; 3)I miei familiari avevano potere decisionale sullo svolgimento delle serate; 4)I miei familiari avevano altrettanto potere decisionale sulla pellicola che avremmo visto in caso di serata cinematografica e 5)Almeno 3 membri della famiglia (perché vanno inclusi, oltre ai miei genitori, anche gli zii...quando si andava in vacanza si tendeva a generare un'adorabile carovana) non disprezzavano affatto Paolo Villaggio e avrebbero gradito vedere “SuperFantozzi”. Ora unite i puntini numerati e vedrete emergere un bel ritrattino di me, bimbetto di sei anni, seduto su una poltrona le cui dimensioni mi apparivano ciclopiche, immerso nell'oscurità, che osserva le gesta di Ugo Fantozzi nella Preistoria, fra le risate degli altri spettatori.




Continua (2)...